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  • Si narra che quando a Stalin, persona provvista di un certo senso dell’humour, chiedevano come facesse a riconoscere un traditore, questi rispondesse che traditore era chiunque gli creasse dei problemi. Seguiva la conseguente replica che esistono anche persone che sbagliano per incapacità e lui rispondeva “dal mio punto di vista è uguale. Traditori e incapaci sono nocivi e vanno eliminati”.
    Il ragionamento poteva apparire crudele e spietato ma Giuseppe Stalin era un capo politico che reggeva una nazione immensa e non poteva andare tanto per il sottile. Senza ovviamente essere Stalin, personalmente mi viene spontaneo applicarlo ai tanti personaggi che di tanto in tanto si stagliano nell’aere dell’antisistema, diventando i nuovi eroi. L’ultimo in ordine di tempo è la vicequestora Nunzia Alessandra Schilirò. Secondo molti la nuova Giovanna D’Arco, secondo altri un’agente dei servizi segreti mandata in avanscoperta dal sistema come nuovo collettore di malcontento.

    E dunque si ripropone l’annoso tema “Possiamo fidarci di lei? Di Paragone? Di Fusaro? Di Borghi?” E via ad libitum. La mia risposta sarebbe analoga a quella di Stalin. Dal mio punto di vista, che siano o meno infiltrati del sistema o che siano sinceri, è uguale. Il che ovviamente non deve preoccupare certo i suddetti, dal momento che non sono Stalin bensì un fesso qualsiasi.
    E’ possibile che la Schilirò sia sincera, sebbene il profumo di gatekeeping non riesca ad eliminarlo dal mio naso. Ma, appunto, dal mio punto di vista è uguale. Che lo sia o meno, è totalmente inutile la questione di fondo. Chiunque in questo momento dovesse decidere di risolvere questa situazione, non potrebbe mai riuscirci seguendo le regole della democrazia.
    Guardiamo i fatti nudi e crudi e proviamo ad immaginare le prospettive, senza svolazzamenti dietrologici. Cosa ha in programma la Schilirò? Di fondare un partito ed entrare in politica? Tempo qualche mese e prima cercherebbero di cooptarla con le buone facendole mille complimenti, poi minaccerebbero la sua famiglia e a quel punto la Schilirò avrebbe due scelte: o iniziare a dire che l’Europa si cambia dall’interno e che il vaccino va fatto oppure decidere di farsi inquisire, calunniare, diffamare, farsi trovare qualche scheletro nell’armadio – e quando sei un poliziotto, qualche scheletruccio ce l’hai sempre – fino all’immancabile escalation finale. Che naturalmente verrà qualificata come una morte senza nessuna correlazione.


    La Schilirò, che ne sia consapevole o meno, è un grande calmante. Serve a dire agli italiani di stare buoni che tanto c’è Giovanna D’Arco pronta a lottare per noi, senza che noi si debba fare lo sforzo di lottare e di rischiare qualcosa di nostro. E’ una tachipirina che abbassa la febbre ma non cura la malattia. Perché purtroppo, per salvare il nostro paese, occorre una chemioterapia di quelle classiche, che faccia fuori un bel po’ di cellule cancerogene. Non si scappa da questo. A meno che la Schilirò non abbia un piano segreto che non conosciamo. E se per assurdo ci leggesse e per ancor più assurdo le venisse la balzana idea di trovarlo interessante, sappia che non c’è nessun pregiudizio personale nei suoi confronti. Se sarà lei la nostra eroina, sarò in prima fila a celebrarla. Ma mi fido dei fatti, non delle narrazioni.
    Abbiamo già dato.
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    Da molto tempo non ho più voglia di interrogarmi se un dissidente sia sincero o no. Intanto perché al dissidente, giustamente, non interesserebbe nulla. Se un Franco Marino qualsiasi dubita di un personaggio assurto agli onori della fama, questi potrebbe tranquillamente rispondere “Io intanto sto qui e tu? Chi sei?”. E avrebbe ragione. Inoltre, non potendo provare i miei sospetti, rimarrebbe un puro e semplice chiacchiericcio che indignerà i tifosi che lo hanno scelto come capo ultrà – in quel caso esponendosi al linciaggio della curva – e rovinerà i rapporti personali con quella persona che magari potrebbe anche essere sincera.

    E’ con questo presupposto che approccio la figura di Nunzia Alessandra (Nandra) Schilirò, vicequestore di Polizia. Di cui alcuni su whatsapp mi hanno chiesto un parere. Chiedendomi se sia sincera o se non sia l’ennesimo contenitore del malcontento calato dal sistema per rabbonire i dissidenti codardi. Ed è una domanda alla quale, proprio per la premessa di cui sopra, non ho interesse a rispondere. Non mi va di dover sopportare le reazioni scomposte di chi l’ha già eletta come Giovanna D’Arco 2.0 né voglio fidarmi a tutti i costi di una poliziotta di alto lignaggio che ha semplicemente detto le uniche cose sensate che qualsiasi persona con un briciolo di dignità direbbe. Ma che non bastano a ritenerla “una di noi”. D’altra parte, i sospetti sono autorizzati dalle sue apparizioni di qualche mese fa presso i media ufficiali per pubblicare un suo romanzo, da Maurizio Costanzo – non proprio un giornalista antisistema – o anche dalle sue presenze su Byoblu, canale che ha dato un fattivo contributo alla fioritura del bluff pentastellato e di cui, anche se so di deludere qualche lettore, non ho grande fiducia. Mi interessa semmai smontare l’ennesima illusione di un’uscita pacifica da questa oscena e orrenda situazione. A partire da un concetto che sento nominare sempre più spesso: la disobbedienza civile.


    Quando si vuole inquinare la comprensione di un concetto, occorre manipolare il significato della tassonomia ad esso correlata. Il termine “disobbedienza civile”, nel naso di alcuni fa sorgere un rilassante odore di lavanda mentre quello di “violenza” tradisce l’acre puzzo del sangue. Ma l’etimologia delle parole, che mai tradisce, ci dice che disobbedire è per eccellenza un’azione incivile. Se una società si dà delle regole e tu istighi alla disobbedienza, in sovrappiù in forza dell’arma cui appartieni, di fatto ti poni al di fuori di questa società, dimostrando di essere “incivile” nel senso etimologico della parola. Se però si tributa al concetto di inciviltà una negatività a priori, si fa puro moralismo.
    Confondere le acque serve ad inoculare il pregiudizio – falso ed antistorico – dell’inciviltà della violenza, ignorando che la democrazia stessa nasce in violazione dell’ordine precedente e si può mantenere solo se si fa violenza contro chi vuole sovvertirlo. Chi lo nega, non sa letteralmente di cosa parla.
    “Disobbedienza civile” è una contraddizione in termini, un modo per dire e non dire. Insomma, una scemenza.

    L’altro equivoco è che la violenza sia necessariamente qualcosa di fisico e cioè “Io vengo da te, ti picchio, ti stupro, ti torturo e poi ti ammazzo”. Ma l’etimologia della parola “violenza” non indica questo. Infatti si parla di “violenza psicologica” o “violenza fisica” proprio perché la parola “violenza” da sola ci dice solo che violiamo qualcosa ma non le modalità o le finalità.
    Quando dico che l’unica cosa che salverebbe questo paese è una rivoluzione, prendo sempre ad esempio la denazificazione tedesca che di fatto costrinse milioni di tedeschi ad una sorta, si direbbe oggi, di greenpass che certificasse il loro ruolo nell’ascesa del nazismo. A quasi nessuno di coloro che collaborarono al nazismo fu torto un capello. Semplicemente, chi sostenne il nazismo fu praticamente escluso dalla società civile e gli fu vietato qualsiasi lavoro e qualsiasi ruolo che non fosse quello di sottoposto, venendo praticamente costretto ai lavori forzati per ricostruire l'economia tedesca. In Italia tutto ciò si concreterebbe nel costringere i vari personaggi pubblici e privati che negli spazi digitali e fisici hanno sostenuto la dittatura sanitaria a perdere tutti i beni e i risparmi che hanno accumulato, ridistribuirlo a coloro che hanno resistito e condannarli a non poter mai più fare il lavoro che facevano prima. E mandarli nei campi e nelle fabbriche a ricostruire praticamente come schiavi l'economia che hanno contribuito a distruggere. Tutto questo implicherebbe violenza perché viola le leggi che impedirebbero quanto sopra. Ma è l'unico modo per uscirne.

    L’idea stessa di limitarsi a non obbedire le leggi è semplicemente folle. In primo luogo perché lo stato, avendo il controllo diretto e indiretto di tutti i gangli su cui si sviluppa il suo potere, può multare, imprigionare un dissidente attraverso le leggi oppure calunniarlo e ucciderlo attraverso i servizi segreti. Fino a ricondurre alla ragione il dissidente non violento, magari dopo averlo mandato sul lastrico. So che adesso mi citerete Gandhi. Il quale però aveva l’appoggio di una borghesia e di paesi stranieri pronti ad intervenire con le maniere forti se la “non-violenza” (parola che non significa nulla) fosse fallita. Chi descrive Gandhi come un soave pacifista, rischia di prendere una cantonata.
    In secondo luogo perché la disobbedienza civile prevede anche che il disobbediente venga soccorso sottobanco dai rivoluzionari pronti ad aiutarlo a sopravvivere alle conseguenze. Una cosa di fattibile solo in presenza di una solidissima organizzazione come quella di Gandhi.
    E sia detto per inciso, l’India è sempre lo stesso sistema castale, misogino, incivile e dove è facile prendersi malattie che era da millenni prima del Mahatma e che sarà per altri millenni dopo lui.

    Se mancano queste condizioni, la “disobbedienza civile” è solo un semplice calmante, suggerito dall’alto per assopire gli istinti di un’ampia fetta di popolazione, stanca di questa situazione e tuttavia non ancora consapevole di dover rischiare la propria libertà e la propria vita per uscirne. Ed in senso classico. Cioè affrontando conflitti e compiendo azioni che troveremmo assai poco morali. Cosa che saremmo disposti a fare se un malvivente cercasse di fare del male a noi e ai nostri cari e nel contempo sapessimo di non poter contare su uno stato che ci difenda.
    La poliziotta Nunzia Alessandra Schilirò, in buonafede o meno, è solo l’anestetico di una rabbia che darà frutti solo se chi detiene il potere verrà rimosso. Il nostro paese è affetto da un cancro, per definizione mortale. La chemioterapia è una cura terribile per il carico di sofferenze che provoca ma, ad oggi, è l’unica che fa intravedere una speranza di salvezza nel malato. Che viceversa avrebbe la certezza di morire di lì a poco.

    Non può esistere nessuna disobbedienza civile perché la disobbedienza è, per principio e definizione, incivile: ci si dichiara al di fuori dalle regole che una civiltà decide di darsi. E non c’è alcun modo di uscire da questa situazione in maniera non violenta. Perché se una civiltà – in quanto tale fatta da regole – viene saccheggiata dalle istituzioni che ne distruggono i valori fondamentali, reagire non è violenza ma legittima difesa. Anche se comporta spargimenti di sangue. Se qualcuno viene a casa vostra e cerca di ammazzarvi, è lui il violento, non voi che vi difendete.
    Non fatevi fregare. Il principio di fondo resta sempre quello che vi ripeto da anni. Non se ne andranno con le buone. E non significa istigare alla violenza o a delinquere. I violenti e delinquenti sono loro. Noi ci stiamo solo difendendo. E difendersi con l’uso della forza da chi vuole distruggere le regole del vivere civile non è violenza ma è esattamente l’unica cosa che può salvare una democrazia liberale.
    Se pensate che questi siano criminali, sappiate che quando i criminali occupano le istituzioni, da lì se ne vanno solo con la forza. Oppure per voi non sono criminali e a quel punto trovate tutto normale quel che sta accadendo.
    A voi l’ardua sentenza. Ma assumetevene una buona volta la responsabilità.
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    I parenti non si possono scegliere. Se abbiamo metà della famiglia composta da idioti, non possiamo nè farci un lavaggio del sangue nè cambiare DNA. Possiamo mandarli al diavolo, con tutti i rischi annessi e connessi. Non di più. Con le alleanze è più o meno lo stesso. In una guerra da combattere, il nemico del mio nemico è mio amico, anche se in realtà non è che si vada troppo d’accordo. Se uno stato da solo non riesce a vincere una guerra e ci riesce, quell’alleato è benedetto. E pur tuttavia ci sono vittorie che sono la premessa di future sconfitte. Come quando ci si sceglie cattivi alleati. L’esempio lo abbiamo in casa. L’Italia vinse la prima guerra mondiale, ma tradita dagli alleati, ottenne meno della metà del bottino concordato. Cosa che valse a quell’impresa la denominazione di “vittoria mutilata”. Dunque il tema della qualità dell’alleato non è irrilevante.


    Questo ci conduce a Rizzo. Da molti a destra idolatrato perchè sul Covid e su altri temi ha preso una posizione indubbiamente molto netta che ci dovrebbe portare a gradirlo come compagno di questa guerra. E invece, senza escludere che sia un galantuomo, sul piano politico non voglio averci nulla a che fare. Per un motivo molto semplice. Rizzo è un comunista. Diversamente da quelli del PD, non ha mai rinnegato se stesso. E questo gli fa onore. Ma appartiene ad una cultura che teorizzando il primato dello stato nei confronti del cittadino, di fatto legittima le logiche che hanno condotto alla tirannia sanitaria. E’ imbevuto di una cultura e di una storia politica che hanno certamente avuto i loro quarti di gloria e la loro importanza per il mondo: l’assenza di un contrappeso sovietico di fronte allo strapotere americano e al pericolo cinese, è la causa di gran parte dei guai di oggi. Ma nel nome del socialismo reale si sono compiute atrocità ben peggiori di quelle che – ma presto arriveremo a quei livelli – vengono compiute nella tirannia sanitaria. Senza contare che il socialismo reale teorizza, sin dal manifesto di Marx, l’abbattimento di tutte le sovranità in nome del proletarismo internazionale. Un globalismo in salsa rossa del tutto speculare a quello finanziario. Rizzo e in generale i comunisti potrebbero essere paragonati a quel farmaco che per curare una malattia ne fanno venire un’altra, dello stesso ceppo. Proprio come i vaccini anticovid. E, di nuovo, si specifica che ci si riferisce al politico, non alla persona.


    Consapevolizzare la tirannia odierna è possibile solo identificando gli effetti collaterali della libertà. La paura di non avere di che campare, la necessità di sapersi prendere cura di se stessi, l’accettazione del rischio di fallire, la capacità di sapersi reimpiegare in ambiti professionali differenti da quelli di partenza.
    Non si può fare a meno dello stato perchè è l’elevazione al massimo livello della tendenza umana alla socialità e dunque alla reciproca assistenza. Ma quando ad esso si delegano troppe cose, esso per sopravvivere ne chiede altrettante. Dalle tasse fino alla custodia psicofisica di un intero popolo. Eliminando quelli che sono di troppo.
    Allearsi con Rizzo significherebbe condividere un percorso che non deve mai essere di sola eliminazione dei tiranni che tengono sotto sequestro una nazione, ma anche della mentalità che ha favorito la nascita della gramigna scientista e arcobalenata: lo stato come padre, padrone e padrino. E’ un controsenso, dunque, dividere il companatico della lotta con chi si rifà ad una cultura che per quanto valorialmente diversa da quella che sottende il globalismo sanitario, ne condivide la natura statolatrica.

    Vade Retro Rizzo. Anche se sul Covid e sulla sinistra italiana la pensi come noi.
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    I paradossi della vita. Pippo Franco di mestiere fa il buffone ma parla come una persona intelligente. Chi ci dovrebbe governare per mestiere dovrebbe essere intelligente e invece parla come un buffone.
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    Sono cresciuto in un’era in cui dire certe cose significa guadagnarsi una scomunica morale. Dubitare dell’Olocausto, per esempio. E attenzione, non del fatto che che ci siano state delle persecuzioni, cosa di cui non ho alcun dubbio, non fosse altro perché anche un mio parente fu deportato ad Auschwitz e perché tanti amici ebrei di cui ho stima e fiducia, mi hanno raccontato di persecuzioni subite dai loro familiari. Ma di una narrazione che ci obbliga a dire che gli ebrei uccisi fossero davvero sei milioni, cosa che non risulta dai censimenti. Che i perseguitati fossero tutti ebrei, cosa non vera, visto che quel mio parente ebreo non era. Che gli ebrei fossero tutti povere vittime innocenti e non ci fossero tra loro, oltre ad un’infinità di persone perbene ed incolpevoli, anche un sacco di farabutti tra i finanzieri senza scrupoli e gli spartachisti comunisti, che approfittarono della crisi in Germania per assalire il ceto medio tedesco. E che se dunque alcuni ebrei abbiano subito l’ingiustizia del nazismo, altri hanno subito, indipendentemente dalla propria ebraicità, la giustizia del nazismo. Chi provasse oggi a dire queste cose, verrebbe rapidamente esecrato ed emarginato da ogni circolo di benpensanti. Ed è un atteggiamento stupido e controproducente. Nessuno infatti potrebbe dubitare del sole, dal momento che quel gigantesco astro sta sorgendo proprio dinnanzi ai miei occhi mentre sto scrivendo questo articolo. Infatti il negazionismo del sole non esiste. Dunque nel momento in cui cui si obbliga una persona a credere in una verità, se ne certifica la debolezza.


    Così mi trovo nella situazione di dover fare outing. No, non sono diventato gay. Non aver mai avuto la minima pulsione omoerotica mi ha risparmiato l’angoscia che deve provare un omosessuale nel momento in cui sa che le circostanze lo costringono a dover rivelare qualcosa che inevitabilmente cambierà l’approccio delle persone nei suoi confronti, anche di quelle in teoria aperte mentalmente. Il mio coming out è sui vaccini. Questa mattina mi son svegliato e invece di dire “oh bella ciao” ho capito di essere diventato novax. Di non credere non soltanto ai vaccini anticovid ma anche al concetto di vaccino. E dal momento che aver obbligato le persone in massa a sottomettersi alla narrazione dei Testimoni di Geovax, ha prodotto negli eretici la medesima esecrazione un tempo rivolta a negazionisti e omosessuali, so benissimo che molti smetteranno di leggermi dopo questo articolo. Ma se sono amico di Platone, sono più amico della verità. Perlomeno di quello che io penso sia la verità. Perlomeno della verità su quel che davvero penso. Dovere morale che io mi devo assumere nei confronti chi mi legge da quasi vent’anni.


    Nel momento in cui cui mi permetteró di dire ciò, molti smetteranno di leggermi. Il direttore Fais subirà pressioni per farmi tacere. Ma la differenza fondamentale tra me e i testimoni di Geovax è che con me si può discutere. Perché io sono così sicuro della bontà e della validità delle cose che scrivo che non temo il confronto e non escludo di cambiare idea. Cosa che avverrà soltanto se le mie argomentazioni verranno smentite da controargomentazioni valide sul piano logico. Quelle che sostengono l’utilità e la necessità dei vaccini, di tutti i vaccini, non lo sono. “I numeri dicono che”, “Bisogna fidarsi della scienzah”, “non sei laureato in medicina dunque non puoi parlare”, “sei finanziato da una setta internazionale di novax” “È Putin che ti fa i bonifici da San Pietroburgo” (mentre il mio conto in banca è decisamente pericolante) non sono argomentazioni ma errori logici e intimidazioni. E se non credo in Dio, se non mi faccio intimidire da gente che mi minaccia di farmi bruciare tra le fiamme dell’inferno se non seguo i precetti divini, figuriamoci se sono disposto a credere in un prodotto di quella fallace umanità definita scienza che già in passato si è servita della presunzione di infallibilità della scienza per sterminare milioni di persone.

    Ciò che penso è che se quello che ci hanno raccontato in questi diciotto mesi è vero, non è solo inutile il vaccino anticovid. Sono inutili tutti i vaccini. Anche quelli che mettono d’accordo tutti, come quello contro la poliomielite. Malattia sopravvalutata, che solo nell’1% dei casi provoca le conseguenze che tutti conosciamo. Nei restanti casi si risolve senza conseguenze e nella stragrande maggioranza dei casi è addirittura asintomatica e una volta contratta si è immuni. Tradotto, non è stata sradicata grazie al vaccino ma grazie al fatto che si è consentito alla malattia di circolare, provocando così quell’immunità di gregge di cui tanto si parla. In più, sono convinto che i vaccini creino più danni di quelli da cui dicono di preservarci. E che forse contengono sostanze che fanno male all’organismo umano. Anche perché io non mi fido di una classe dirigente che prima dice che siamo troppi su questo pianeta e poi dice di volermi proteggere da un virus che guarda caso fa strage in stragrande maggioranza proprio presso quei vecchi messi in stato di accusa dall’INPS. Che grazie al covid risparmierà un bel po’ di soldi.


    È obiettabile quel che dico, certo. Ma quelli come me vengono convinti solo da ragionamenti validi sul piano logico. E la logica dice che se basta un solo non vaccinato per scatenare una variante, il concetto di vaccino è semplicemente inutile. A meno di non vaccinare miliardi di persone nello stesso giorno. Cosa che sarebbe comunque inutile, visto che se è possibile la trasmissione di un virus dagli animali (i coronavirus vengono da loro) è sufficiente che incontrino i vaccinati per mutare e scatenare altre varianti. Senza contare che i coronavirus sono milioni e non è che basti vaccinarsi contro questo ceppo e le sue varianti per dirsi al sicuro. Le mie considerazioni si prestano ad ogni obiezione. Purché rispetti i principali postulati della logica. Purché abbia rispetto delle mie argomentazioni e si limiti a contestarle senza tentare di intimidirmi con l’esibizione di titoli accademici, cosa di cui non mi interessa nulla. Sia perché grazie all’abolizione del principio di autorità di cui dobbiamo ringraziare Galileo, anche un garzone, se ne è capace, può dimostrare la validità di una tesi o il suo contrario. Sia perché se oggi molta gente non crede più nei vaccini, è proprio perché sono stati trasformati in qualcosa in cui si deve credere. Anche quando la logica sembra dare loro torto. Sia perché ogni religione nella storia ha prodotto i suoi eretici mentre la verità quando veramente tale, di eretici non ne produce nessuno. E la verità è che la narrazione sui vaccini non sta in piedi anzitutto sul piano logico. Dare la caccia a chi non è disposto a piegarsi ottiene solo il risultato di radunare la dissidenza in catacombe dalle quali, se riusciranno ad uscirne armi in pugno, chi ha contribuito a creare questo clima osceno ed infame avrà una sola speranza di cavarsela: scappando a gambe levate.

    Se sono diventato novax, la colpa è dei sacerdoti della scienza. Che è diventata Scientology. Infatti agisce nello stesso modo, manipolando la logica, premiando i fedeli e predisponendo scomuniche e ritorsioni nei confronti di chiunque non si adegui. E se non ho paura delle minacce di Dio, figuriamoci se mi fanno paura quelle di Bassetti. Posso però rassicurare che dopo questo outing non fonderó nessun Novax Pride. Sono abituato a prendermi troppo poco sul serio per pensare di convincere le persone sfilando per strada, specie se vestito in maniera improbabile.
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    Gli ultimi ottant'anni della storia occidentale sono passati alla storia per aver consacrato un dogma inscalfibile da qualsiasi obiezione anche logicamente fondata: l'ineluttibilità della democrazia. Dal momento che il pensiero dogmatico, per definizione, non ammette repliche, nel momento in cui si ritiene indispensabile la democrazia, di fatto si gettano le premesse per una dittatura. A tal proposito viene da pensare ad una gag di Luciano De Crescenzo "Solo gli stupidi non hanno dubbi" "Ne sei sicuro?" "Senza dubbio!".
    Questo paradosso è tantopiù evidente se consideriamo che, nel nome della democrazia, si sta realizzando la più pericolosa tirannia che la storia dell'umanità ricordi.
    La differenza, tra una dittatura ufficiale e una dittatura travestita da democrazia, sta nel tipo di propaganda. Ovviamente, dal momento che la democrazia deve cercare di apparire quanto più credibile possa, deve costruire una narrazione che di fatto dia l'illusione che essa venga preservata. E per fare ciò, deve fare in modo che meno persone possibili si accorgano della cosa.
    Prendiamo il nazismo. Hitler, stando alla storiografia ufficiale, ad un certo punto individuò nella causa dei problemi della Germania gli ebrei. E nel momento in cui decise di introdurre le ben note leggi antisemite, non si fece scrupolo di dire che gli ebrei andassero praticamente espulsi dalla vita civile del paese. E poi sterminati. Lo stigma di quell'operazione fu tale che oggi tutte le volte che qualcuno osa anche solo dire qualcosa che possa assomigliare a qualcosa di fascista o nazista, subito viene associato alle camere a gas. Nota a margine: leggi simili a quelle tedesche e italiane erano presenti in tutti i paesi europei e negli USA il razzismo fu legge di stato fino agli anni Sessanta.
    Ma andiamo avanti. Quell'esperienza di fatto consacrò il concetto di genocidio come crimine supremo, contro cui qualsiasi argomentazione sarebbe stata considerata inaccettabile.
    Nei tempi democratici in cui viviamo, da molto tempo le identità nazionali sono nel mirino dall'intelligenza globale. I sovranisti, a più riprese, vengono riempiti di insulti. Si cerca di dire che tra di loro ci sono sottoculturati, psicopatici. Quando un ragazzo fu ucciso qualche tempo fa, senza che la cosa avesse alcuna connessione col delitto, fu detto che era "di idee sovraniste", quasi come a voler dire "Sì vabbè, chissà cosa c'è sotto".
    Che contro le identità nazionali si covino disegni di persecuzione è cosa non di oggi. Ciò che è cambiato è che oggi si è trovato finalmente un "valido" pretesto per perseguitarle. Quale? Il non-vaccino.
    Se qualcuno un paio di anni fa avesse proposto leggi razziali contro i patrioti italiani, intesi come coloro che sono contrari all'Euro, all'Unione Europea e in generale al progressismo multicolorato, anche dall'altra parte sarebbero sorti dubbi. Invece, la questione vaccinale - che, è bene ripeterlo, per molti *me compreso* non è relativa all'utilità dei vaccini ma alla pericolosità di questo vaccino e all'inaffidabilità di questa classe politica - ha costituito per il regime in atto il pretesto che si aspettava per far fuori tutti coloro che, per spirito critico sviluppato e per una certa incapacità ad assoggettarsi alla dittatura della maggioranza (su cui Gaber scrisse cose fantastiche), rientrano in archetipi antropologici antecedenti alla questione covid. In sostanza, si stanno gettando le premesse per una Shoah contro le identità europee, senza che la si definisca tale.

    Definire i non vaccinati come i nuovi ebrei può apparire legittimamente improprio, se si guarda il dito. Certo, è ridicolo pensare che i non vaccinati costituiscano una nazione a sè, sebbene vada ricordato che gli Stati Uniti, privi di qualsiasi elemento etnico che li caratterizzi rispetto ad altri popoli, pur tuttavia hanno costruito un impero che dura da quasi duecentocinquant'anni. Il punto è che nel recinto cosiddetto "novax" o "negazionista" si è lavorato in quest'anno e mezzo per radunare chiunque già avesse opinioni critiche nei confronti nel sistema e costituire così il pretesto - di cui vediamo la coltivazione già nei media ufficiali - per praticare quella nuova shoah che oltretutto non è roba di oggi ma un piano che le elite coltivano da cento anni. Una volta stabilito che i non-vaccinati sono pericolosi per i vaccinati - e una volta o l'altra ci si dovrà pure chiedere a che cosa servano i vaccini se basta un non-vaccinato per scatenare un'altra epidemia - sarà semplicissimo chiedere ai vaccinati il consenso per perseguitare chi non ha deciso di farsi inoculare.
    Il seguito potrà sembrarvi complottistico ma a me pare palese. E quando un presidente del consiglio ma soprattutto una personalità del calibro di Draghi, con la sua storia di presidente di due delle tre più importanti istituzioni mondiali (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea) si permette di appellare come vigliacchi persone che, a torto o a ragione, usufruiscono di quello che per ora è un diritto, a me sembra chiara la pericolosa china intrapresa.
    E non la vede solo chi non vuole vederla. Perchè chi vuole davvero vedere, ha capito. Da ben prima della vicenda Covid.

    Franco Marino
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    Il mio paese è stato traversato per vent'anni dalla faida tra berlusconiani e antiberlusconiani e io, berlusconiano, non ho ovviamente mai dato peso alle pretestuose diffamazioni degli avversari ma neanche alla piaggeria dei sostenitori del Cavaliere. Per me Berlusconi è sempre e solo stato uno che votavo perchè pensavo rappresentasse i miei valori. Finita questa suggestione, ho smesso di votarlo. Senza mai nè battermi il petto per averlo votato nè essere un fan quando lo votavo. C'è, infatti, un momento in cui immancabilmente sento puzza di bugia. Ed è quando sui media vedo comparire un Buono e un Cattivo. Una società Buona e una Malvagia. Insomma quando vedo disegnare l'incarnazione del Bene e il Satana da consacrare ora al ludibrio ora alla stramaledizione delle masse, in un meccanismo che talvolta sconfina in quel bullismo che va così di moda condannare. Tantopiù che ci sono alcuni casi che uno si chiede: ma se il Bene è universale, come mai a molti non piace? Per quale motivo un leader politico afgano, iraniano, cinese, russo, diffida così tanto dei valori occidentali al punto di combatterli finanche, in qualche caso, compiendo atti terroristici?
    Se si vuole capire come stanno le cose, bisogna sempre considerare il punto di vista dell'avversario. "addestrato" da Montanelli a ritenere Piazzale Loreto un'autentica vergogna, oggi che ritengo di vivere in una dittatura di gran lunga peggiore di quella fascista, mi rendo conto che se un giorno si ripetesse quella scena, a parti invertite, probabilmente anche io sarei in quella piazza a sputare sui cadaveri.

    Il punto di vista di un afgano non lo conosco perchè non ho amicizie afgane. Però conosco il punto di vista di molti amici iraniani, russi, libici, egiziani, siriani. E se tutti, dico tutti, diffidano dell'Occidente, a meno di non fare come la barzelletta del pazzo che guida contromano e dice "non sono io, sono loro che vanno contromano", bisognerebbe pure chiedersi perchè.
    L'Occidente vive in un gigantesco schema Ponzi. Per chi non lo conoscesse, questa definizione deriva da una famosa truffa ideata da un italiano, Carlo Ponzi (e riproposta negli USA da Madoff) un banchiere che prometteva ai suoi investitori guadagni da capogiro che tuttavia - è qui la truffa - non erano frutti di investimenti ma del denaro di altri investitori.
    Verrebbe da dire che Ponzi e Madoff siano stati fatti fuori perchè lo stato non tollera la concorrenza. Il sistema finanziario dei paesi occidentali, infatti, si trova in condizioni analoghe: una montagna di cartamoneta di gran lunga superiore al quantitativo di beni e servizi presenti che metterebbe chiunque avesse il sangue freddo di appropriarsene, nelle condizioni di far crollare l'intero sistema occidentale facendolo ripiombare se non all'età della pietra, quantomeno al Primo Millennio.
    Tutto ciò che oggi costituisce il benessere occidentale e la cultura dei diritti, si tiene in piedi solo su quel debito. Se oggi esiste uno stato sociale universale, se esiste un solido diritto pubblico che sostiene la società, se esistono moltissimi dipendenti pubblici e molti pensionati che mensilmente percepiscono un quantitativo in danaro, tutto ciò è perchè c'è qualcuno che tiene in piedi quel debito.
    Il malessere del Medio Oriente non è indebitato. I paesi che oggi non fanno parte del blocco occidentale hanno tutti quanti debiti bassissimi. Si vive male, sicuramente. Ma si vive sui propri mezzi. La Russia non è l'inferno ma neanche il bengodi dipinto da molti filorussi che si arrapano alla vista di Putin (illudendosi che questi si trasformi in un cavaliere bianco), la Cina, col suo delirante sistema dei crediti sociali e con la criminalizzazione di qualsiasi individualismo, è l'ultimo posto dove sinceramente andrei a vivere. Ma sono paesi che non corrono il rischio di ritrovarsi qualcuno da fuori che dica loro "Vi siete divertiti in questi decenni? Bene, ora pagate". Insomma, vivono (scusate il termine) nella merda. Che comunque sarà sempre preferibile al benessere farlocco di chi vive come un pascià e la mattina dopo rischia di ritrovarsi l'ufficiale giudiziario sotto casa. Senza contare che non è l'unica disgrazia che possa capitare. C'è anche il rischio che qualcuno venga ad arrestarlo e portarlo in un campo di concentramento perchè ritenuto untore di qualche virus.

    Solo che c'è qualcuno che si chiede: "Come mai però tutti cercano di venire in Occidente?".
    E la risposta la troviamo nel famoso Paese dei Balocchi di Pinocchio narrato da Collodi. Se si racconta a tutti che in quel paese ci si diverte da mane a sera, che si gioca e si mangia senza limiti, qualsiasi individuo di poca saggezza se ne sentirebbe attratto. Ma l'individuo saggio sa benissimo che nessun pasto è gratis. Che tutte le volte che qualcuno consuma ciò che non ha meritato, c'è qualcuno che non consuma ciò che ha meritato. Sa che ci sono omini di burro pronti a trasformare in asini tutti quelli che hanno creduto di poter vivere in eterno sopra i propri mezzi. E che adesso si beccano l'inevitabile punturina. Che è il conto di ottant'anni di finto benessere.
    C'è da stupirsi che in Afghanistan non vogliano questa merda? Intendiamoci bene, i talebani non sono dei galantuomini ma neanche i pazzi fanatici dipinti dall'Occidente. Ai vertici c'è gente con gli attributi, che ha studiato nelle migliori scuole del mondo e che sa benissimo che l'Occidente, per come lo conosciamo, ha le ore contate e presto potrebbe diventare un inferno peggio di quello che molti credono esista in Afghanistan. Dove, se dopo vent'anni di cura occidentale hanno vinto i talebani, non può essere solamente per effetto della lotta dei benefici occidentali contro i cattivoni afgani. A fronte di qualche donna afgana desiderosa di venire in occidente, ci sono decine di milioni di donne musulmane che non solo non mostrano alcun interesse per lo stile di vita occidentale ma anzi lo trovano dannoso e pericoloso. E sono felicissime di indossare il burqa, il velo e quant'altro. Quale autorità morale ci spinge ad imporre loro costumi che evidentemente non gradiscono?

    A furia di riempirsi di debiti, per forza vivere in Occidente è bello. Ma chi paga? Cosa succede quando arriva....EquiMondo?
    Se l'Occidente vuole essere credibile, deve fare i conti con la propria sostenibilità. Altrimenti si comporta come quell'usuraio che prima presta i soldi a strozzo consentendo al malcapitato di avere la sensazione di vivere alla grande. Poi gli toglie tutto - è proprio il caso di dirlo - con gli interessi. Chi è in possesso di un briciolo di saggezza non contrae debiti con qualcuno per andare sulla Luna, sapendo che il giorno dopo si ritroverà in mezzo ad una strada, implorando cibo alla Caritas.
    Chi non vuole l'Occidente, evidentemente, ha le sue ragioni. Sconosciute a chi è abituato a vivere sopra i propri mezzi e chiama tutto questo "modernità", "progresso", "felicità".
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    Se credessi di avere la ricetta per risanare Alitalia, non scriverei sul Detonatore e forse neanche sul Corriere della Sera. Sarei nominato manager plenipotenziario di quella compagnia aerea, avrei stipendi milionari - come quelli che vengono chiamati a gestirla - e il mio nome sarebbe su tutti i giornali. Viceversa, il mio nome e il mio pseudonimo produrrebbero sguardi ironicamente interrogativi se qualcuno spargesse la voce che "Franco Marino ha detto come si dovrebbe risollevare Alitalia". Soprattutto il mio conto corrente sarebbe molto più florido.
    Ma se si rimane sul generale e non si ha l'ambizione di discettare di un ambito, quello del trasporto aereo, in cui non si è preparati, si possono comunque trarre delle indicazioni che possono contribuire a fare chiarezza non sul perchè ci siamo giocati la compagnia di bandiera - che poi si potrebbe estendere al perchè ci siamo giocati la più grande acciaieria d'Europa, la più grande azienda informatica del mondo e via discorrendo - ma sul perchè è impossibile oggi fare impresa in Italia.

    A tal proposito, bisogna partire dai fondamentali. Alitalia da decenni spende molto più di quello che incassa. In queste condizioni, un'azienda o ha delle risorse esterne che compensano le perdite oppure tecnicamente è fallita. Fin quando la compagnia di bandiera ha potuto godere di uno stato che poteva ripianare i suoi debiti con i soldi dell'erario - cioè dei cittadini - ciò è stato possibile. Nel momento in cui, l'ingresso nell'UE ha vietato gli aiuti di stato - ma le tasse sono rimaste invariate - sono iniziati i problemi. Che del resto sono comuni ad ogni azienda di stato che diventa, presto o tardi, la mangiatoia dei politici.
    Alitalia è, infatti, l'ennesima vittima della grave e contagiosa malattia del sistema italiano: lo statalismo. Lo stato è, naturaliter, un pessimo amministratore perchè si illude sempre di coprire le proprie inefficenze con il grande pozzo di San Patrizio che sono i soldi degli italiani. Viceversa, quando un'azienda è autenticamente privata, deve rendere conto soltanto a se stessa della bontà dei propri conti e sarà dunque interessata ad assumere solo personale capace, in quantità consone alle proprie risorse economiche. Quando invece deve sottostare ai ricatti della politica, non può più badare alla tenuta dei propri conti ma solo a logiche che non hanno nulla a che fare con la propria sostenibilità economica.
    Naturalmente, la perdita di Alitalia è, oltre che un colpo al cuore di noi patrioti, anche un danno di incalcolabile portata, e sono pienamente d'accordo con chi dice che i danni per il sistema dei trasporti italiani saranno enormi. Ma questo sfortunatamente non cambia la sostanza dei fatti. Anche la perdita della mia automobile - sia mai dovessi perderla - sarebbe un grave danno per me perchè semplicemente non potrei fare tutte quelle cose che io oggi posso agevolmente fare grazie alla mia macchina. Ma questo non farebbe venire meno la domanda di fondo, molto semplice: "me la posso permettere?". Fin quando sono in grado di pagare l'assicurazione, la tassa di circolazione, la benzina, il pedaggio autostradale, posso permettermi l'automobile. Quando le mie spese superano le entrate, la devo vendere. E devo andare a piedi. Perchè non basta comprare un bene, bisogna anche mantenerlo. Come quei fessi che prima si svenano per comprare un appartamento di lusso, una macchina fuoriserie, poi si accorgono che non hanno i soldi per la benzina, per le tasse et cetera.
    Il punto dunque è come mettersi nelle condizioni di potersi permettere una compagnia di bandiera. Apparirebbe presuntuoso se io dicessi come potremmo rifare, nello specifico, Alitalia. Ma in un paese che spesso smarrisce le basi più elementari del buonsenso, già se fissassimo un po' di princìpi, avremmo fatto dei passi avanti.
    Punto primo: bisogna destatalizzare quanto più possibile il paese. E per farlo occorre insegnare ai cittadini a chiedere meno da uno stato e fare da soli quanto più possibile. Ma per essere credibili, non bisogna soltanto offrire ai cittadini gli svantaggi di questo modello ma anche e soprattutto i vantaggi: una tassazione molto ridotta. In questo modo, ci sarà più volontà di intraprendere, di creare nuove imprese, senza avere uno stato pronto a rendere la vita difficile ad ogni iniziativa individuale.
    Punto secondo: le imprese vanno sciolte da ogni responsabilità sociale. Se una compagnia aerea non ha i soldi per sostentarsi, deve tagliare i costi. E se farlo significa mandare in mezzo ad una strada migliaia di persone, deve poterlo fare. Le conseguenze sociali? In un mercato davvero libero, quei dipendenti trovano subito un nuovo lavoro, anche perchè magari di compagnie aeree non ce ne sarà una sola ma di più. E per un'Alitalia che fallisce, ci sarà un'altra compagnia italiana che subentra.

    In un contesto come quello di cui sopra, lo stato avrebbe l'unico compito di proteggere il mercato italiano dalla concorrenza straniera. Per il resto, lascerebbe mani libere ai privati.
    Ma questo comporterebbe un radicale cambio di mentalità. Gli italiani dovrebbero iniziare a rapportarsi dinnanzi all'impresa non con l'aria di chi si aspetta un benefattore che sta lì solo per dare posti di lavoro ma come un'azienda che punta a conseguire utili, a massimizzare i profitti. Con i lavoratori che, in un mercato ricco di alternative, possano "ricattare" l'azienda, dando ad intendere che se gli stipendi saranno considerati inadeguati, ce n'è un'altra pronta ad assumerli. Esattamente come avviene nel ramo dell'informatica dove lo stato - vuoi per ignoranza, vuoi per altri motivi - non è mai riuscito a penetrare e dove funzionano solo le logiche dell'armonizzazione degli interessi privati e dove il fornitore taccagno e il programmatore esoso vengono subito fatti fuori da un mercato che non tollera cialtroni.
    E allora forse un giorno non avremo più soltanto una grande compagnia aerea italiana ma un vastissimo distretto industriale. Perchè la vera domanda non è "Ci possiamo permettere una compagnia di bandiera" bensì "In questo paese ci possiamo permettere di fare impresa?". Perchè se a questa domanda la risposta è no, noi non possiamo permetterci nulla, altro che volare con la bandierina tricolore.
    Alitalia è solo lo specchio di un problema più profondo. Sul perchè lo specchio si sia rotto, è il benvenuto qualsiasi dirigente dell'Alitalia che voglia delucidarci. Ma sul problema più profondo, la malattia è nota e non occorre essere stati manager di quella grande azienda.
    Basta essere italiani e conoscere i propri polli. E usare la cara vecchia tavola pitagorica che non tradisce mai.
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    Il giornalista Silvestro Montanaro, conduttore del programma RAI "C'era una volta", racconta di come l'industria farmaceutica "crea" le malattie. STRANAMENTE ...
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    Finchè #heaterparisi sembrava mainstream e la Cuccarini no, i nazivax erano tutti per la Parisi e tutti contro la Cuccarini. Oggi che la cosa si ribalta, i nazivax sono tutti per la Cuccarini e sputan addosso a Heater Parisi. Tutto questo è ridicolo. Sappiatelo.
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    Buongiorno a tutti!
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    Buongiorno!
    Se uno, scrivendo un articolo, lo titolasse "Questo è un articolo intelligente, scritto da un autore intelligente" rimarrebbe profondamente deluso nello scoprire che probabilmente, dei suoi lettori, a considerarlo intelligente sarà il 20-30%. Non tanto perchè potrebbe effettivamente non esserlo ma perchè la gran parte dei suoi lettori avvertirà subito l'esigenza di spodestarlo dal piedistallo. Ma se quello stesso autore subito confessa premettendo "Sono un cretino", i lettori subito empatizzeranno con lui. "In fondo è uno di noi".
    E' con questo presupposto che inizio questo articolo con una confessione: è un articolo complottista. Nel senso che non ci troverete alcun fatto ma solo le sensazioni di un signore non intelligente. Così, con due professioni di modestia (sono cretino e sono complottista), dovrei avere più benevolenza dal lettore.
    Una scusante a mio favore c'è: Il Detonatore non è un giornale ma un aggregatore di blogger. Alcuni fissi e altri saltuari. E un blogger è autorizzato a rivolgersi ai suoi lettori come fossero amici - anche perchè in alcuni casi lo sono - e non come fruitori di un servizio.
    E quando ci si rivolge agli amici, si può anche confidare di avere delle sensazioni. Che non necessariamente sono sbagliate solo perchè manca la prova regina.

    Io ho la presunzione di aver capito qual è l'obiettivo dei testimoni di GeoVax. Cogliere nella pandemia un pretesto per etichettare un dissenso antecedente alla vicenda Covid. Ho la sensazione che se prima il regime non aveva un valido motivo per menare le mani nei confronti di persone che difendevano il loro diritti di essere italiani, di credere nei valori della famiglia, di opporsi a certi eccessi del progressismo, col Covid invece, lavorando ai fianchi il dissenso per costringerlo a schierarsi con i novax, si sia colta la palla al balzo per apporre un'etichetta infamante che possa legittimare future persecuzioni.
    Dio, patria e famiglia oggi sono associati agli untori, ai negatori del Covid, ai non renitenti alla leva vaccinale e io sinceramente ho la sensazione che la cosa non sia affatto casuale.
    L'anticomplottista crede che tutto avvenga per caso, il complottista invece crede che nulla avvenga per caso. Anticomplottismo e complottismo sono l'ideologizzazione metodologica di dibattiti che dovrebbero avere un unico obiettivo: la ricerca della verità. Ma mai come stavolta il sospetto complottistico mi divora. La sensazione che sia stato creato un virus violento a sufficienza per provocare un allarme ma non troppo per scatenare un forte dissenso. Perchè se questo virus fosse stato contagioso come il Covid ma incurabile come l'AIDS, state pur certi che non ci sarebbe alcun dissenso. Invece col Covid forse l'obiettivo era questo: radunare i tanti dissidenti in un recinto, mettere loro l'etichetta di no-vax e perseguitarli. E, già che ci si trova, sospendere un po' di diritti, cosa che *al potere non dispiace mai*.

    Quella di sopravvalutare l'intelligenza umana è forse il principale punto debole del complottismo.
    Per fortuna, a volte non esistono i complotti ma soltanto una gran massa di cretini ipocondriaci con pericolose pulsioni autoritarie.
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    Un paio di lettori su whatsapp mi hanno fatto notare che nei miei articoli sull'Afghanistan non ho mai nominato Biden e mi hanno chiesto la ragione di questa omissione. Ma la risposta è già implicita nella domanda: non l'ho nominato perchè inconsciamente devo aver pensato che non ci fosse alcun motivo per citarlo. Lo considero una figura del tutto irrilevante nel sistema americano. Naturalmente non bisogna mai commettere l'errore di ritenere un capo di stato una figura senza potere. Semplicemente, come per chiunque al mondo, in ogni spazio e in ogni tempo, nelle democrazie come nelle dittature, in politica come in qualsiasi altro campo ove occorra un dirigente, il potere di un capo si misura non dalle sue cariche ma dal suo potere effettivo. Comunemente si crede che quando si vincono le elezioni, da quel momento, nei limiti della Costituzione, si abbia un immenso potere. In realtà si ha soltanto il comando. E questo vale per qualsiasi carica dirigenziale. Un allenatore di calcio, di basket o di football americano può comandare ai suoi giocatori di giocare in un certo modo ma i calciatori potrebbero non obbedirgli o addirittura giocargli contro, fino a farlo cacciare. Per la politica è più o meno la stessa cosa.

    Molti buttano la croce addosso a Biden e al riguardo bisogna essere chiari: l'ex-vice di Obama è un personaggio davvero mediocre. Intanto la sua figura è brutta da guardarsi e nel sistema mediatico americano questi sono particolari che hanno il loro peso: Kennedy era inconsistente ma bello, Nixon era uno straordinario politico ma bruttino e ringhioso. Kennedy vinse, Nixon perse. A Kennedy perdonarono l'imperdonabile, a Nixon non hanno mai perdonato la vicenda del Watergate dalla quale uscì, diversi anni dopo, tardivamente ma totalmente riabilitato. "Virtù non luce in disadorno ammanto".
    Inoltre, il vecchio Joe appartiene all'insopportabile universo liberal americano, politicamente corretto, ammantato di velleità umanitaristiche che se piacciono alle sinistre mondiali, nell'elettorato conservatore ormai nessuno sopporta più. Obama quantomeno, a furia di "change" e "yes we can", qualcuno a destra riuscì a sedurlo. Biden invece, anche fisicamente, somiglia moltissimo a Jimmy Carter. Che certo non ha lasciato grandi ricordi negli americani.
    Questo non significa che a Biden si debbano dare colpe che non ha. La vicenda dell'Afghanistan rappresenta forse il pretesto per liberarsi di un mediocre uomo politico ma che tuttavia non ha avuto alcun peso nella ritirata americana, perchè questa era nei fatti. Perchè rientra in un processo isolazionistico ormai fattuale e avviato da almeno dieci anni e che, sia pure con tattici "stop and go", andrà avanti fino a completarsi.

    Il ritiro dell'Afghanistan sta provocando moltissime isterie ma inutili. Gli Stati Uniti sono un pugile che dopo aver combattuto molte battaglie, si è stancato di fare a cazzotti, non foss'altro che per l'ingresso nel proscenio di boxeur molto più giovani e prestanti oltre che ambiziosi e desiderosi di appropriarsi della cintura di campioni del mondo. E tutto questo non ha nulla a che fare con Biden. Che deve rendere conto a poteri molto più forti di lui, per opporsi ai quali non ha nè la forza che aveva Trump - che pure ci si è rotto il naso - nè l'età.
    Biden va deprecato per le sue inesistenti qualità di statista, non perchè non si è saputo opporre ad una ritirata che ormai è nei fatti e che vede nelle vicende di Kabul solamente uno dei tanti fronti di un disimpegno che sarà totale. Esattamente come Gorbaciov non aveva colpe del declino dell'URSS che ormai era fattuale come lo è quello americano.
    Chiunque oggi diventi presidente degli Stati Uniti deve fronteggiare una situazione irreversibile: un mondo dove non c'è più soltanto lo Zio Sam come interlocutore. E dove nessuno nel sistema mediatico occidentale ha il coraggio di dichiarare l'evidente realtà del declino sociale, economico e politico dell'impero americano. L'unica speranza per gli americani è che, così come dopo Carter venne Reagan, analogamente dopo Biden gli americani tornino ad avere un grande presidente. Anche se la situazione è tale che l'unica speranza per quel grande popolo è che nel 2024 si candidi la loro patrona: la Maria Santissima Immacolata.
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    La disfatta americana in Afghanistan sembrerebbe segnare simbolicamente la fine dell’ideologia dell’interventismo militare americano. In generale, il principio dell’interventismo è che si debba intervenire in un paese oppresso dai tiranni per regalare alle popolazioni locali l’agognata libertà. Mentre il principio del pacifismo è che si debba lasciare un paese libero di autodeterminarsi anche politicamente e socialmente e che ogni forma di interventismo sia sbagliata, anche se quel paese è guidato da uno psicopatico. Entrambe le posizioni, interventismo e pacifismo, se portate all’estremo sono ovviamente deleterie e proviamo a spiegare perchè.





    Nel mio condominio c’è una famiglia il cui padre disoccupato picchia la moglie, i figli, beve e si droga e ha cinque figli che tiene in condizioni di indigenza. Sono legittimato ad intervenire per pacificare la situazione? La risposta sarebbe. “Non sono affari tuoi”. Anche perchè se la cosa si limitasse a questo, non sarebbero affari miei ma dei servizi sociali.
    Ma introduciamo una variabile: questo capofamiglia non rende impossibile solo la vita dei suoi congiunti ma anche quella dei condomini. Urla come un pazzo tutto il giorno, fa fare i bisogni al cane dal balcone, col risultato di una puzza immonda che io puntualmente devo intervenire per pulire, fa un baccano infernale, ospita in casa sua discutibili figuri i quali spesso lanciano occhiate minacciose a chiunque passi nei paraggi. E dal momento che siamo in causa perchè, da un anno, non paga l’affitto, qualche settimana fa ha persino tentato di accoltellarmi.
    A fronte di tutte queste variabili, la domanda è: “Sarebbe ancora illecito che io mi intrometta per cercare di mettere ordine in quella famiglia?”. La risposta di istinto di chiunque sarebbe “chiama la Polizia”. Ma se la Polizia non fa il suo dovere, non resta ad un cittadino altra strada che fare da sè.


    E’ questo principio che ispira gli interventismi in politica estera. Non è sbagliato l’interventismo a priori. Se per esempio a me chiedessero come si dovrebbero risolvere i problemi africani, la mia risposta sarebbe molto chiara. Dal momento che l’Africa è una polveriera che sta proprio davanti casa nostra, le famiglie europee dovrebbero, senza alcun riguardo per i capifamiglia del posto e per le loro abitudini del tutto incompatibili con le nostre, andare lì e cacciarli a pedate, appropriandosi delle loro case. Solo che, diversamente da quanto fatto dagli americani, bisogna rendere migliori quei posti, dare alle famiglie locali un’educazione, una civiltà, dei diritti, un benessere. Se li si deve far vivere in un inferno di povertà e di caos politico come quello nel quale vivono, il condominio del mondo ovviamente non approverebbe e sarebbe legittimato ed interessato ad ostacolarci in ogni modo.
    In un paese con un solido ordine pubblico, sono i servizi sociali e le forze dell’ordine a risolvere problemi come questi. Viceversa, nel diritto internazionale non esiste Polizia. O meglio, esisterebbe una Polizia. Che però, non essendo emanazione di alcuno stato neutro, si adegua ai rapporti di forza del mondo. Tutto questo viene mirabilmente descritto da una favola di Esopo dove il leone, l’asino e la volpe vanno a caccia conseguendo un ottimo bottino. Chiamato dal leone a spartire la cacciagione, l’asino – da buon asino – fa le parti uguali e la cosa irrita il leone. Che lo sbrana. Chiamata la volpe a fare le parti, la volpe – da buona volpe – lascia una piccolissima parte per sè e il resto lo lascia al leone che, complimentandosi con essa, le chiede “Dove hai imparato a fare le parti” e questa le risponde: “E’ stata la disgrazia dell’asino”. I rapporti di forza in politica estera li creano i leoni, non gli asini.


    Ma torniamo all’esempio del condomino: dal momento che nessuno nel condominio sopporta questa famiglia, un eventuale mio intervento verrebbe approvato. Ma cosa accadrebbe se invece di portare pace e ordine, rubassi tutto ciò che c’è in quella casa, cacciassi il capofamiglia, stuprassi la moglie e picchiassi i figli? Verrei ovviamente esecrato da tutto il condominio. Soprattutto se, per inciso, il bottino non lo spartissi con nessuno dei condomini.
    Gli USA non sbagliano in sè quando intervengono in politica estera. Se loro credono che ciò che avviene in un determinato territorio, li riguardi personalmente, è del tutto naturale che decidano di intervenire. Il problema è se, andando via, lasciano quei territori in condizioni migliori rispetto a come li hanno trovati.
    In questi ultimi vent’anni, lo Zio Sam è intervenuto in Libia, in Siria, in Iraq e in Afghanistan. Col presupposto ufficiale di portare la democrazia e quello ufficioso di predare tutte le risorse di quei territori. Ma ammettiamo pure che il presupposto ufficiale e ufficioso coincidano come può benissimo essere. Liberare una casa da un capofamiglia violento e autoritario e far tornare quella famiglia a vivere serena, spensierata e che abbia di che vivere, rende legittimo che il liberatore si appropri delle sue ricchezze. Siamo sicuri che sia avvenuto questo nei territori in cui gli USA sono intervenuti?
    La Libia da quando si è liberata di Gheddafi, è finita nel caos, divisa tra i due signori della guerra Haftar e Serraji. In Iraq, destituito Saddam Hussein, oggi regna l’anarchia. In Siria non si è ripetuta la medesima sorte solo perchè si sono messe di traverso la Russia e l’Iran. E, per finire, nella famiglia Afghanistan sono stati così scontenti dell’azione del liberatore americano che alla fine gli afgani devono aver pensato: meglio il capofamiglia Talebano De Afghanis, che è un padre violento ma almeno è il nostro padre naturale. Visto che quello putativo non ha migliorato la nostra vita, facendosi solo gli affari suoi.


    Non è sbagliato in sè intervenire in paesi il cui caos rischia di contagiare casa nostra, se si porta ordine e prosperità in quelle aree. Semplicemente gli americani hanno semplicemente voluto appropriarsi delle risorse dei territori nei quali hanno cercato di intervenire, senza preoccuparsi minimamente di ristabilire l’ordine e la concordia.
    Cosa che, a sentire George Friedman, non era il reale interesse americano. Quel grandissimo esperto di geopolitica interrogato anni fa sulla politica estera americana disse: “L’interesse americano non è di risolvere i problemi dei paesi dove interviene ma di mantenerli nel caos. In modo da giustificare la presenza degli Stati Uniti”. Questo andava bene in un mondo unipolare dove l’unica sponda erano gli Stati Uniti. Ma in un mondo multipolare, l’interventismo è come un’asta, c’è sempre chi offre di più. E oggi, nell’asse geopolitico, sono emerse le figure della Cina e della Russia che certamente non intervengono per beneficenza e spirito umanitario – nessuno rischia i propri soldati solo per la bella faccia di un altro paese – ma al tempo stesso pragmaticamente si propongono come interlocutori molto più razionali, che costruiscono strade, ponti, che migliorano la vita di quei posti.


    Viceversa, gli Stati Uniti stanno realizzando che la fase storica dell’imperialismo americano volge, forse irreversibilmente, al termine. Oggi l’interventismo sistematico non funziona più. Non conviene. Non porta vantaggi a nessuno. E la cosa più incredibile è che moltissimi paesi, nello specifico, quelli europei, si sono adagiati nell’idea che lo Zio Sam sia un pugile molto forte che debba sempre incrociare i guantoni per difenderli. Dimenticando che nessun campione sale sul ring senza una borsa adeguata. Anche perchè, a dirla tutta, anche i familiari della famiglia America, tra guerre mondiali, Corea e Vietnam, non ne possono più di sentirsi responsabili di fronte al mondo intero, di morire a vuoto e casomai rischiare che qualcuno si coalizzi facendo pagare a loro le colpe del capofamiglia.
    Questa presa di coscienza, come dicevamo giorni fa, segnerà inevitabilmente la geopolitica dei prossimi anni.
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    Novax: non mi fido dei vaccini. Covidiota: non puoi parlare di vaccini, non sei laureato. Montagnier premio Nobel: i vaccini covid non sono sicuri. Covidiota: Montagnier è rincoglionito. I vaccini sono sicuri. Fedez non laureato in medicina: vaccinatevi! Covidiota: bravo Fedez!
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    Franco Marino
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    Per certi versi, la proroga del #greenpass è una buona notizia. Vuol dire che l'obbligo vaccinale è rinviato. E' una buona notizia. Abbiamo più tempo per combattere contro il #vaccinoobbligatorio
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    Franco Marino
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    La democrazia viene impropriamente confusa col diritto da parte di chiunque di opporsi alla volontà dominante, sempre e comunque. E naturalmente non è così. Per democrazia si intende, etimologicamente, il potere del popolo e dunque la facoltà di scegliersi i propri governanti. Che, vincendo le elezioni, conquistano il comando delle operazioni che, viceversa, in una dittatura spettano al capo vita natural durante, fintanto che questi non venga rovesciato oppure – raramente ma accade (fu il caso di Francisco Franco) – decida di abdicare.
    Una volta che la maggioranza si forma, questa ha il potere di governare e dunque di prendere decisioni che inevitabilmente impattano anche sulla minoranza. Che a quel punto si troverà di fronte ad un bivio: o le rispetta o inevitabilmente si pone al di fuori delle regole. Se un Parlamento decide, in maggioranza, che gli italiani si debbano obbligatoriamente vaccinare, ai dissenzienti non rimane che espatriare oppure ribellarsi anche in maniera violenta. Ma certamente, si porranno al di fuori della democrazia.
    Qualcuno ha osservato che anche nelle dittature avviene questo. Che un tiranno deve comunque godere di un consenso che viceversa lo farebbe capitolare sia per mano di nemici interni, sia ad opera dei dissidenti. Ma la differenza è che nelle democrazie, che peraltro sono convenzioni scritte facilmente sabotabili, esistono delle regole che la maggioranza deve rispettare, proprio per consentire che la minoranza possa organizzarsi e divenire maggioranza.


    E’ con questa premessa che bisogna rispondere alla domanda: siamo ancora in democrazia? In un regime liberale? E la premessa di cui sopra, risponde agevolmente alla domanda.
    Ritorniamo al punto di fondo, cioè all’obbligo vaccinale, ripetendo la premessa: se la maggioranza deciderà per l’obbligo vaccinale, la minoranza avrà l’obbligo di accettarlo. Non è qui che si vedrà se la democrazia è stata rispettata. Una democrazia si vede in base a come si raggiunge quella maggioranza. Su un tema così cruciale come la decisione di imporre un trattamento sanitario obbligatorio non privo di potenziali rischi, oltretutto riguardante un diritto costituzionale, la discussione in una democrazia deve condursi sui binari del rispetto reciproco.
    In quest’anno, invece, abbiamo assistito a continue violazioni istituzionali e costituzionali. Presidenti del consiglio hanno abusato della decretazione d’urgenza per limitare le libertà fondamentali dell’individuo. Virologi mediatici hanno irriso chiunque – compresi loro colleghi – osasse porre dubbi sulla gestione generale dell’emergenza e sulla sacralità dei dogmi medicalmente corretti. Il paese è stato trascinato sull’orlo di una guerra civile che da fredda potrebbe diventare calda. E se un mio vecchio amico, un serbo trapiantato in Italia, mi scrive dicendosi fortemente preoccupato che questo paese sprofondi in una guerra civile simile a quella che ha dilaniato la Jugoslavia – e lo dice uno che ha vissuto i momenti ad essa antecedenti – è facilissimo rendersi conto di come questa situazione stia divenendo preoccupante.
    In questo modo, si può ancora parlare di democrazia?
    In un paese dove le regole funzionano, ognuno dice la sua ma nel rispetto delle opinioni altrui. Se si debbono imporre limitazioni che toccano le libertà più tipiche di una democrazia, tutto questo non si decide abusando di una misura emergenziale quale il decreto legge. Si discute la cosa nelle aule parlamentari, seguendo un processo ordinario e sottomettendosi ai bilanciamenti che la Costituzione prevede quando si modifica la Costituzione: ossia una maggioranza rafforzata e la possibilità di indire un referendum.
    In un paese dove le regole funzionano, i virologi che si permettono di irridere e offendere quelli che hanno deciso di non vaccinarsi, compiendo una scelta discutibile quanto si vuole ma legittima, non vengono lasciati a scorrazzare per l’etere senza che qualcuno gliene chieda conto.


    Il processo di formazione delle opinioni non è mai stato sereno e rispettoso. Dunque non è mai stato democratico. Perchè la democrazia che, lo ripetiamo per l’ennesima volta, non è un’eterna discussione ove tutti hanno diritto di veto ma è semplicemente un processo decisionale che segue determinate regole, si distingue dalle dittature proprio per come si formano le opinioni.
    Non è democratico un paese dove si ricatta la popolazione, limitando per decreto legge le libertà dei singoli. Non è democratico un paese dove in barba al principio giuridico che la responsabilità penale è personale, si spiattellano sui media foto e video di assembramenti dicendo “Se si continua così, dobbiamo chiudere tutto”, invece di rintracciare i suddetti assembratori e punirli.
    Non è democratico un paese ove si lavora ai fianchi lo spirito critico dei cittadini, criminalizzando qualsiasi forma di diversione dal pensiero unico.
    La fine della democrazia non avverrà quando si introdurrà l’obbligo vaccinale. Perchè la democrazia è finita ormai da decenni. I punti di non ritorno che questo paese ha percorso sono ormai numerosi e persino antecedenti al Covid. Ma soprattutto, la democrazia finisce ogni qualvolta si persegue e si perseguita qualcuno perchè ha idee diverse. Presi come erano a combattere giustamente le discriminazioni più di moda nella cultura liberal, tutti si sono dimenticati di quella più importante: la discriminazione politica.
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